Narra un’antica leggenda che nella meravigliosa Valle di Notte Tempo, frazione nera del Regno delle Tenebre, ancora oggi si possa udire portata dal vento nelle notti di luna piena: “La storia del vampiro Lucien”, il figlio ribelle di Re Ivan III.
Il vampiro il cui unico sogno era quello di poter visitare una notte la Terra.
Aspirazione che era nata nel suo gelido cuore quando ancora bambino, la bellissima madre Nelide aveva preso a raccontargli dei meravigliosi luoghi a loro proibiti, dove al Tempo dei Tempi gli Umani aveva messo al bando la loro stirpe bruciando i loro avi al rogo, e trafiggendo i loro petti di pallottole d’argento, credendoli creature maledette e dedite al male.
Dicerie che lui aveva sempre preso per tali, ma che dentro di sé non aveva mai digerito.
Convinto che non tutti gli Umani fossero uguali, sicuro che anche fra loro esistessero esseri propensi ad accettare nature diverse dalla propria, rispettandone cultura e differenze.
C’era una volta nelle lontana Valle di Notte Tempo un giovane vampiro di nome Lucien.

Dal viso cereo, i lunghi capelli canuti e le labbra scarlatte tinte di sangue fresco, il giovane non morto viveva nel suo castello amministrando le cose del suo regno con cura e dedizione infiniti, preoccupandosi che alle creature delle tenebre, suoi sudditi, non venisse mai a mancare nulla, principe forte e valoroso.
Amato e osannato da tutti, che vedevano in lui il giusto erede al trono, adatto a portare avanti il mondo notturno con piglio sicuro e pugno di ferro, senza mai anteporre se stesso e i suoi problemi personali ai propri doveri, mettendo il bene della sua gente al primo posto.
E infatti sempre preso dai mille impegni che il protocollo gli imponeva, trascorrendo le proprie notti chino a studiare sui tanti incartamenti che il suo stato gli imponeva di apprendere, diviso fra le varie riunioni del branco che si succedevano a velocità allarmante, vigile sul monitoraggio dalle varie guerre intestine che venivano ad accendersi come focolai ogni notte negli angoli più disparati, Lucien aveva imparato ben presto a cullare nel cuore i propri sogni senza gridarli ad alta voce, ma con delicatezza infiniti, ponendosi come priorità ben altri obbiettivi.
Ma giovane e pieno di illusioni, tantissimi erano i desideri che ardevano ovviamente nel suo gelido petto, ma lui saggio e assennato sapeva che ogni cosa sarebbe venuta a Tempo debito, e fiducioso aveva imparato ad aspettare.
Comprendendo che se voleva veramente vedere realizzato il suo più grande sogno, era necessario che trascorresse Tempo, tanto Tempo e soprattutto che giungesse l’occasione giusta, quella vera, irripetibile che l’avrebbe portato una notte senza ledere gli interessi altrui, a poter finalmente visitare la Terra.
Si, perché fra i tanti sogni che Lucien aveva, uno in special modo era capace di scombussolargli il petto e fargli costruire mille castelli in aria: poter visitare una notte la Terra.
Aspirazione che cullava sin da bambino quando, la bellissima madre Nelide aveva preso a raccontargli dei meravigliosi luoghi a loro vampiri proibiti, dove al Tempo dei Tempi gli Umani aveva messo al bando la loro stirpe bruciando i loro avi al rogo, e trafiggendo i loro petti di pallottole d’argento, credendoli creature maledette e dedite al male.
Leggende che lui aveva sempre preso per tali, ma che dentro di sé non aveva mai digerito, convinto che non tutti gli Umani fossero uguali, sicuro che anche fra loro esistessero esseri propensi ad accettare nature diverse dalla propria, rispettandone cultura e differenze.
Contro la volontà del suo stesso padre, il magnifico Re Ivan III, vampiro d’antichissimo lignaggio, le cui sagge parole, sottolineavano e rafforzavano le tesi della moglie, secondo la quale era meglio tenersi ben lontani dalla Terra dove loro erano ritenuti solo delle creature maligne e avide di sangue.
Mostrandosi se possibile ancora più integerrimo, dinanzi alla volontà di quel figlio ribelle.
“Tu non sai nulla della Terra Lucien! Nulla! Per questo non puoi permetterti di sapere cosa è bene e cosa è male! Non possiedi i requisiti necessari per discernere la giusta strada da adottare! E se io ti ordino di non andare, tu devi obbedirmi! E basta!”
“Si!” rispondeva lui ogni volta a tono, forte delle sue idee “E’ vero padre lo so … ma se non ho l’agio di accertarmi di certe determinate cose, come posso giudicare?”
“Giudicare?” imbottava il Re stizzito “Ti basti sapere quello che leggi dai Libri e quanto ti viene raccontato!”
“E invece di tediarti in false congetture pensa piuttosto al tuo Regno, che quando io verrò a mancare, sarai tu da solo a dover governare! Un raggio di sole, una forte luce, un calore improvviso ed io potrei essere ridotto in polvere in un attimo, e allora dovrai essere tu solo a farti valere!”
Ma Lucien sicuro dei suoi sogni, giovane ed incosciente, facendo ogni volta spallucce a quelle ramanzine, correva a confidarsi con Vladimir il suo fedele pipistrello, cresciuto insieme a lui al castello, e aprendogli il proprio cuore di vetro gli ribatteva il suo unico credo “Io andrò in Terra! Si! Ci andrò!”
Sicuro di non mollare.

E così una notte, mentre era intento a tornare lentamente nelle sue camere, salendo uno alla volta i gradini della lunga scala che portava al piano superiore del castello, di ritorno dalla biblioteca dove era rimasto a studiare fino a tardi, Lucien non visto, udendo di colpo provenire dal corridoio le voci dei due fantasmi più anziani del maniero, suoi zii, si fermò ad ascoltarli incuriosito.
Gli spettri discutevano fra loro dei fastosi festeggiamenti che stavano avvenendo in Terra in occasione del Carnevale, nei quali erano coinvolti tutti gli Umani, che coperti i loro volti da una maschera, si divertivano a ballare e cantare fino al sorgere del sole fingendo di essere anche loro degli spettri, salutando così l’abbondanza in vista del periodo quaresimale.
E Lucien scoprendo a quelle parole l’occasione giusta per sè, trovando dietro una bella maschera il modo adeguato per mescolarsi agli Umani senza essere riconosciuto, sparendo dalle scale senza essere visto, si rinchiuse nella sua stanza col cristallo del suo cuore in gola.
“Io vado!” sussurrò a Vladimir coprendosi di cipria il viso e bistrandosi di nera pece gli occhi “Questa è la mia unica opportunità! Io vado in Terra! Stanotte è il momento buono! Ho sentito zio Gaspare il vecchio fantasma di Flan, mentre discuteva nei corridoi con mio zio Bonaventura lo spettro di Riva D’Ombra e ho appreso da loro che gli Umani questa notte sono intenti a festeggiare il Carnevale! Quindi io coprendomi con una maschera il volto, potrò facilmente unirmi a loro, senza essere riconosciuto e allontanato!”
E il piccolo Vladimir volando sulla sua spalla a quelle parole assentì con un pizzico di apprensione “Io vengo con te! Non che non mi fidi! Ma sai, non vorrei che tu dimenticassi di rientrare prima dell’alba!”
E Lucien avvolgendolo nel suo mantello, lo portò con sé con un solo balzo in Terra.
L’allegria, i colori, le risate e la giovialità del popolo Umano, accolse i due giovani stranieri travolgendoli all’istante come un fiume in piena, e facendosi festosamente trasportare dalle onde dei canti, dei balli e dallo scintillio delle fiaccole miste ai coriandoli, il vampiro ed il suo fedele compagno, si ritrovarono avvolti da una tale intensa gioia e un tale smisurato calore che non poterono che congratularsi a vicenda della loro scelta, compiuta con gran coraggio.
“Carnevale è una gran bella festa! E tu hai una maschera davvero stupenda!” esordì di colpo rivolta verso Lucien, una dolce fanciulla accostandosi a lui nella fiumara di gente “Complimenti!”
E Lucien sentendosi di colpo attraversare da un brivido mai provato prima, squadrando la dolce fanciulla che gli stava di fronte senza fare caso al suo bianco collo di porcellana per la prima volta in vita sua, abbozzò un sorriso “Grazie!”
“Il mio nome è Carmen!” le disse lei di rimando, tendendogli la mano, fidandosi di lui, bellissima nella sua veste bianca e la maschera blu a coprirle il volto.
“Il mio invece è Lucien!” ricambiò lui stringendole la mano, illuminando i suoi begli occhi viola.
E Vladimir sparendo di colpo a quella scena, sentì dentro di se odore di guai.
Senza mai separarsi, neppure per un attimo, Lucien e Carmen trascorsero quell’unica notte tutta quanta insieme, ballando, ridendo e scherzando. Imparando a conoscersi a pelle, parola dopo parola, trapasso contro fiato, risa su risa, tenendosi in silenzio la mano.
Unici e soli, primi ed ultimi, esclusivi e inarrivabili, lontano, lontano lì in alto, oltre le stelle e la luna, dove solo gli innamorati possono arrivare insieme, alla ricerca di un angolo per loro due soltanto, dove scambiarsi lontano dagli occhi di tutti, il loro primo bacio d’amore.
E quando i primi tenui raggi del sole nascente li trovarono ancora uniti, Lucien irretito, scostandosi da lei, chinò il capo addolorato.
“Carmen io devo andare!” deglutì a fatica “Lo so … so che ciò che sto per dirti sarà molto difficile per te da capire e probabilmente non so se potrai mai riuscirci … ma quella che indosso non è una maschera!” sospirò sconfitto “Questo è il mio vero volto!”
E Carmen a quelle parole, levandosi dagli scaloni di pietra del porto dove avevano trovato rifugio insieme per amarsi, cullati dal canto apolide dei mari, abbracciandolo d’istinto si strinse al suo gelido petto con forza “L’avevo capito!” annuì “L’avevo capito subito dalle tue labbra! Sono gelide! Ma questo per me non fa differenza!”
“Non hai paura di me?” imbottò lui.
“Di me che provengo dalla stirpe di Caino? Io che come tutti i miei avi sono nato dalle ultime lacrime del cattivo figlio di Eva che dopo aver ucciso il suo stesso fratello si fermò a piangerne la morte?” aggiunse, pieno delle dicerie che aveva appreso nella sua casa.
“Se avessi avuto paura non ti avrei mai baciato. Un bacio è una promessa ed io ho accettato la tua, ricambiandola con la mia e adesso sarei una vigliacca a tirarmi indietro!” sorrise lei dolcemente.
Mentre Vladimir in cerca del suo padrone, nell’udire quelle parole si nascose contrito, scuotendo il capo fra se e se, senza farsi vedere “Hai sempre avuto ragione tu allora, Lucien!”
“Anche se il tuo petto è freddo e il tuo cuore vuoto, tu hai dei sentimenti grandissimi ed è questo ciò che conta!” balbettò lei “E qualsiasi cosa tu fossi io ti amo! E ti amo per quello che sei Lucien, non per quello che vorrei tu fossi!” gettò di un fiato.
“Anche se questo vorrebbe dire averti al mio fianco, senza poter mai vedere la tua ombra da seguire. Io ti amo. E voglio averti in tutti i miei giorni!” strinse i pugni la ragazza.
“E poi io non credo che tutti i vampiri siano uguali come li si dipingono: cattivi, perfidi, dediti al male … le eccezioni esistono sempre … tu ne sei la prova no?”
“Ascoltala!” gli sussurrò allora Caos all’orecchio, fermando in tempo le parole di Lucien, prima che lui potesse ferirla “Ascoltala!” gli confidò nell’orecchio, spirito bellissimo della Notte, fasciato nella sua veste dal purpureo drappo, creatura evanescente che l’aveva visto nascere, fermandosi al suo fianco per accompagnarlo in tutte le sue scelte.
E Lucien trattenendo di botto ciò che stava per dirle, inghiottendo una ad una le parole che suo padre non aveva fatto che ripetergli durante l’arco della sua intera non vita, coprendo le labbra di lei con le sue, che nascondevano i suoi canini affilati, annuì raggiante“Lo so!”
Perché come lui stesso aveva sempre asserito, non tutti gli Umani erano uguali.
E quando Lucien assieme al fedele Vladimir portò Carmen con sé nella Valle, con le sue gonne ancora tempestate di coriandoli e i capelli scarmigliati, grande fu lo stupore generale e il gran parlare.
Ma dinanzi alle parole d’Amore dei due giovani, nessuno poté trattenere sguardi di approvazione.
Loro si amavano, e davanti alla veridicità dei loro sentimenti non esistevano calcoli, regole, leggi prefissate, Testi antichi né moderni.
E la madre Nelide posando la mano sopra quella del Re Ivan, suo marito, dinanzi ai volti raggianti dei due innamorati, ben felice di accogliere quella ragazzina nel loro mondo e conoscerne la vita, fermando i modi sgarbati del consorte fece spallucce, sussurrandogli all’orecchio “Dobbiamo arrenderci caro! Perché una cosa è certa! Il Diavolo fa le pentole ma non i coperchi! O mi sbaglio?”
Ben contenta di doversi ricredere.
E dividendosi fra luce e buio, terra ed entroterra, i due vissero per sempre felici e contenti.
Se volete scrivere a Monica Fiorentino:
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Sta per iniziare il sogno di Dieter…
L’OMBRA DI MIME
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